Care amiche e cari amici
mi è capitato più volte in questi giorni,successivi al voto di domenica, di ricevere tanti messaggi, tramite facebook, nei quali si esprimevano dispiacere,rammarico, solidarietà, ma anche soddisfazione,orgoglio,voglia di battersi, senso di futuro.
Oggi, animato anche dall’intenzione di sentirmi vicino a voi in occasione della Pasqua sento il bisogno di rivolgervi un immenso ringraziamento per tutto quello che avete dato nelle scorse settimane e nell’ arco di un tempo elettorale breve, ma intenso, ricco di contributi,suggestioni,tracce di umanità.
È stata un’esperienza formidabile. Ho avuto un privilegio: quello di essere il punto di incontro tra tante energie in movimento, guida simbolica di aspirazione condivise, terminale di attenzioni,sacrifici, coinvolgimenti emotivi.
Tutta questa generosità mi ha sinceramente impressionato e la porto gelosamente con me oggi che mi tolgo i panni del protagonista principale di questa vicenda.
È proprio per capitalizzare il patrimonio di relazioni e di prodotti che è stato di recente accresciuto, abbiamo la lealtà e il dovere di guardare in faccia la realtà nella sua interezza, senza essere condizionati dalla classifica ,per noi onorevole, pur con il rinvio di effetti di immediata e totale soddisfazione.
Domenica, nel Lazio, il PD e il centrosinistra hanno perso di brutto. Speravo di non sentire più commenti dai dirigenti nazionali del PD , del tipo “sostanziale tenuta” “abbiamo vinto a Roma” . La verità è che siamo stati sconfitti da uno schieramento cui mancava la lista “ammiraglia” , che nelle province, incluse quelle di Roma , il PD è una forza puramente marginale, che a Roma è la Bonino ad aver preso oltre 100.000 voti più della Polverini; mentre il PD è calato perfino rispetto alle Europee del 2009. I livelli di eccellenza del 2008 (intorno al 40&) sono lontani anni luce.
Perché abbiamo perso? Perché continuiamo a perdere? Il nostro è sicuramente un osservatorio parziale. Ma alcune considerazioni sono oggettive.
- Il PD non riesce a mettere radici. Non riesce nemmeno ad essere semplicemente un decente comitato elettorale perché circoli e sedi di coordinamento si identificano con il destino di singoli candidati. Nella migliore delle ipotesi il nome del PD fa da scudo alla ricerca di preferenze per i candidati, non di consensi sulla proposta del partito. Così le nostre cifre possono solo dimagrire.
- Il PD non riesce ad essere riferimento credibile di persone , comunità, territori, ambienti. Noi abbiamo tentato di andare controcorrente, di caratterizzarci sui temi programmatici, di stabilire legami, di ritrovare sintonie con il vissuto. Dobbiamo insistere ma per farlo bisogna liberare noi e il PD da gabbie e ordinarissime, banali ed inutili vie d’uscita.
- Non possiamo più accontentarci di contestare a posteriori decisioni –imposizioni centralistiche che (vedi scelta Bonino, coordinatore campagna elettorale) poi paghiamo tutti. Quando si criticano sempre i fatti del giorno prima, anche chi critica ha grandi responsabilità.
- Ha scritto “Europa” nei giorni scorsi che bisognerebbe evitare adesso (e non lo si sta facendo) due cose: rimettere in discussione Bersani e negare le botte prese nelle urne. Sono d’accordo, ma se perfino il segretario non si misura con la realtà, non saremo noi a perdere in politica, sarà la politica a perdere noi. Lo dico due mesi prima dei congressi locali, che verranno, guarda caso, decisi dai pacchetti di tessere. Non discuto la linea nazionale di Area Democratica, ma nel Lazio sul centralismo ‘antidemocratico’ (vedi presa d’atto candidatura Bonino) e sulla qualità della democrazia interna, sulle incompatibilità, sul partito dei cittadini (ricordatevi la discussione sullo Statuto regionale e la negazione delle ‘primarie’ per Roma), sul partito ‘plurale’ se non ci sono le condizioni di una sintesi dignitosa, dobbiamo riprenderci autonomia di elaborazione e di iniziativa per favorire poi la sintesi con il rispetto delle nostre posizioni
- Si è indebolita nel PD, con le ‘regionali’, la natura di forza di centrosinistra. Dovremmo esserne preoccupati tutti, a prescindere dalle provenienze. Perché così non regge la mission primaria del 2007, quella di un soggetto riformatore della politica e del Paese. Perché non contendiamo più alcun voto dell’area centrale, non necessariamente ‘centrista’, della società. Perché si fa sempre più stretto lo spazio di quelli come noi che faticano da 15 anni a motivare approdi e prospettive e che senza la vera nascita di un Partito Democratico avrebbero come alternativa il disimpegno
Carissime amiche e carissimi amici,
mi fa tenerezza la vostra preoccupazione per le mie sorti personali, che personali non sono. Vedete, secondo la casistica di quanto sempre accaduto nelle 8 legislature regionali precedenti, fino al terzo dei non eletti c’è sempre la possibilità di rientrare in seguito nell’Assemblea regionale. Attendiamo la proclamazione per capire se effettivamente ci possiamo trovare in una posizione utile. Ripeto, si è trattato di un risultato assolutamente rispettabile, senza brindisi finale. Nelle previsioni della vigilia, nessuno avrebbe pronosticato, in assenza della lista PDL, 11 seggi per il PD nel Collegio di Roma e provincia, ma almeno 2 seggi in più ed allora staremmo a parlare in termini diversi. Ci penalizza momentaneamente l’arretramento del PD e dunque, anche per convenienza, dobbiamo cambiare il PD per avere la nostra presenza. I numeri li conoscete: i 1500 voti della mia città (650 voti meno di Roma, d’altra parte Tivoli è nata 6 secoli prima..), più di 7000 nell’intera provincia (quelli che avevo sempre dichiarato), i 2.200 voti a Roma città. Sono dati che avremo tempo di esaminare in profondità. Se posso aggiungere un rilievo preliminare, io credo che debba esser rivisto in molte situazioni il rapporto con sostenitori e potenziali elettori. Vedete il partito pesante è quanto di più distante dalla mia attuale concezione della politica, ma occorrono comunque relazioni solide, condivisioni stabili di proposte, coinvolgimenti meno aleatori se si vuole garantire un sostegno continuativo alle battaglie in cui si crede. Servono anche aderenti al partito,ma ancor più una cultura della presenza, una testimonianza credibile d’insieme per suscitare interesse e consenso. Io penso, e mi è indispensabile la vostra opinione, alla costruzione di un movimento prepolitico e politico che raccolga persone e cose maturate e da far crescere. Ne riparleremo
L’affetto e l’amicizia civile di 40 giorni di lavoro comune sono, almeno per me il dono più prezioso di un’esperienza indimenticabile e di un tesoro da non disperdere. L’augurio di una Santa e serena Pasqua a voi e alle vostre famiglie e, per chi può, di un meritato riposo, viene spontaneo e carico di simpatia. A presto
Piero Ambrosi
