mi sono sforzato in queste ore di trovare una definizione che riassumesse con efficacia quanto accaduto sabato 29 all’Assemblea regionale di Via dei Frentani. Un termine che combinasse espressione e immediatezza, quasi un titolo da quotidiano. Vi chiedo scusa in anticipo ma non ho di meglio: anche nel Partito Democratico del Lazio è finito il tempo delle cicale.
Ogni riferimento alla drammatica situazione del Paese non è puramente casuale.
La depressione che sta avvolgendo l’Europa, lo smantellamento di diritti e conquiste sociali, la trasversalità dell’approccio ‘iperragionieristico’ degli Scacchieri del vecchio continente rendono marginale una politica, che non è stata onestamente solo casta e privilegi, e che è chiamata oggi a pagare incapacità, ritardi, distonie con la vita dei più.
Vi starete sicuramente domandando che c’entra un abbrivio così solenne e vagamente apocalittico con le stucchevoli vicende del nostro partito regionale! C’entra eccome perché se neppure la consapevolezza di un passaggio così accidentato, il contagio dello stato d’insicurezza, la sfiducia generalizzata nelle istituzioni di governo, accompagnano chi vuole operare sulla scena pubblica, ad ogni livello, alla ricerca di un rinnovato rigore nei comportamenti e nell’affermazione di un programma politico, allora vuol dire che il tempo è scaduto e ciascuno di noi ha diritto di ripartire anzitutto dalla propria libertà di scelta.
Non so dirvi se sabato sia andata in onda una replica poco originale di analoghe sconfitte della ragione e del buon senso oppure se si sia sceso (è la mia sensazione) un ulteriore gradino verso il baratro. Le date non sono mai da trascurare. Tenete presente che dopo il voto, come ricorderete, ci fu una serie cospicua di sedute di Direzione regionale fino al 29 aprile, quando, a seguito dell’approvazione all’unanimità o quasi di due ordini del giorno che recavano in alcuni tratti giudizi diversissimi tra loro, si stabilì la convocazione dell’Assemblea per fine maggio. Già allora era lecito chiedersi il perché di un rinvio ad un mese dell’assise regionale, a fronte della condizione di emergenza del PD del Lazio. I soliti bene informati arguirono che il motivo stava nella volontà di riunirsi dopo l’Assemblea nazionale. E probabilmente è stato così, a conferma del deficit di autonomia di cui ci eravamo clamorosamente accorti al momento dell’ufficializzazione della candidatura del centrosinistra alla guida della Regione Lazio e della formazione delle liste.
Gli instancabili promotori della ‘negoziazione forever’ anche quando non c’è ormai più niente da negoziare hanno avuto trenta giorni per produrre soluzioni. Per non rimaner invischiati nel nulla, assieme a tanti amici abbiamo ritenuto di concorrere all’accelerazione della discussione interna sostenendo una verità elementare: chi non si riconosceva più in Mazzoli segretario, doveva uscire dai tatticismi e sottoscrivere una Mozione di Sfiducia a Mazzoli, in occasione della riunione del 29 maggio. Questa tesi, sostenuta con successo da alcuni da noi, ha incontrato il preventivo consenso da parte dei rappresentanti delle liste congressuali di Area Democratica e area Marino, fino ad ottenere più di 200 adesioni. La mozione è stata presentata e poi si è andati in Assemblea.
E qui c’è stata la sublimazione del ‘fare finta’. Mazzoli si è dichiarato disponibile a dare le dimissioni, ma non si è dimesso, i firmatari hanno presentato la Mozione di Sfiducia, ma non l’hanno mandata in votazione, dopo ché ci si è accordati su un ordine del giorno con il quale si è deciso di non decidere. E così ci ritroviamo con Mazzoli non dimesso, ma dimissionario, un’Assemblea che dovrebbe essere riconvocata il 22 giugno con l’impegno o di trovare l’intesa su un nuovo Segretario o di indire le primarie per il prossimo ottobre.
Causa ufficiale per cui ‘noi’ non abbiamo presentato la Mozione di Sfiducia: dei 200 e più firmatari, erano effettivamente presenti in 130. Impressione:nessuno è in grado di assumere iniziativa e compiere atti politici. I sostenitori di Mazzoli conoscono bene inadeguatezze e fuga da responsabilità, ma faranno un passo indietro solo dopo aver ‘negoziato’ contropartite accettabili. Area Democratica fa finta di far la faccia feroce, ma non esistendo più da tempo nel Lazio spinte coesive al proprio interno, se si tratta di trattare, ritrova il solo ‘ubi consistam’ che conosce.
Noi cerchiamo di riportare Area Democratica sulla missione costituente del Partito Democratico, ma siccome raramente mettiamo in campo l’ipotesi di andare avanti comunque, Areadem ci riassorbe, pretendendo di rappresentarci per forza d’inerzia.
Da sabato, qualcosa anche per noi dovrà cambiare. A meno di non rassegnarci. A meno di non accettare razionalmente di ‘fare finta’ pure noi. Vedete, dall’Assemblea di ieri l’altro era difficile potesse uscire altro da una non-decisione. Bastava girare qualche minuto per la sala. Tutti danno la colpa a tutti, che ovviamente sono gli altri. Tutti si rendono conto dell’agonia del PD, ma non viene avanti alcuno che riscopra un semplice principio di responsabilità: cosa faccio io per evitare la deriva. Non ci salverà il conformismo del ‘così fan tutti’, né la percezione dei limiti di quantità alla promozione di idee ed azioni che reputiamo indifferibili:
Ecco, io mi appello al buon senso e alla fierezza della dignità politica di quelli che ci stanno. E’ inutile aspettare a braccia conserte il 22 giugno (sperando che non coincida con qualche partita dell’Italia) e/o contemplare l’estate delle cicale.
Qui serve subito:
- disarmare unilateralmente le trincee organizzative, raccogliendo l’invito di Castagnetti a Cortona, trincee peraltro che non resistono mai ad alcuna verifica organizzativa;
- rilanciare un patto tra le democratiche ed i democratici del Lazio sul primato della proposta, su una forma aperta e contendibile di partito, che esalti autonomia, libertà, talenti, sullo scavo quotidiano di ragioni comuni, su linee programmatiche fondate su nuovi saperi e sulla qualità della competizione per il governo della Capitale della Regione;
- convocareper ottobre un congresso di rigenerazione sia per Roma che per la regione, attraverso un confronto con la più ampia comunità democratica del Lazio, per ricreare le basi ed i contenuti della nostra presenza.
Non so in quanti saranno d’accordo a riprendere il camino verso il partito nuovo. So però che anche tra noi sarà difficile fare lo stesso cammino senza testimoniare convinta discontinuità rispetto ai tanti ‘sabato’ come l’ultimo che abbiamo vissuto, con il rischio di smarrire l’orizzonte.
mi è capitato più volte in questi giorni,successivi al voto di domenica, di ricevere tanti messaggi, tramite facebook, nei quali si esprimevano dispiacere,rammarico, solidarietà, ma anche soddisfazione,orgoglio,voglia di battersi, senso di futuro.
Oggi, animato anche dall’intenzione di sentirmi vicino a voi in occasione della Pasqua sento il bisogno di rivolgervi un immenso ringraziamento per tutto quello che avete dato nelle scorse settimane e nell’ arco di un tempo elettorale breve, ma intenso, ricco di contributi,suggestioni,tracce di umanità.
È stata un’esperienza formidabile. Ho avuto un privilegio: quello di essere il punto di incontro tra tante energie in movimento, guida simbolica di aspirazione condivise, terminale di attenzioni,sacrifici, coinvolgimenti emotivi.
Tutta questa generosità mi ha sinceramente impressionato e la porto gelosamente con me oggi che mi tolgo i panni del protagonista principale di questa vicenda.
È proprio per capitalizzare il patrimonio di relazioni e di prodotti che è stato di recente accresciuto, abbiamo la lealtà e il dovere di guardare in faccia la realtà nella sua interezza, senza essere condizionati dalla classifica ,per noi onorevole, pur con il rinvio di effetti di immediata e totale soddisfazione.
Domenica, nel Lazio, il PD e il centrosinistra hanno perso di brutto. Speravo di non sentire più commenti dai dirigenti nazionali del PD , del tipo “sostanziale tenuta” “abbiamo vinto a Roma” . La verità è che siamo stati sconfitti da uno schieramento cui mancava la lista “ammiraglia” , che nelle province, incluse quelle di Roma , il PD è una forza puramente marginale, che a Roma è la Bonino ad aver preso oltre 100.000 voti più della Polverini; mentre il PD è calato perfino rispetto alle Europee del 2009. I livelli di eccellenza del 2008 (intorno al 40&) sono lontani anni luce.
Perché abbiamo perso? Perché continuiamo a perdere? Il nostro è sicuramente un osservatorio parziale. Ma alcune considerazioni sono oggettive.
- Il PD non riesce a mettere radici. Non riesce nemmeno ad essere semplicemente un decente comitato elettorale perché circoli e sedi di coordinamento si identificano con il destino di singoli candidati. Nella migliore delle ipotesi il nome del PD fa da scudo alla ricerca di preferenze per i candidati, non di consensi sulla proposta del partito. Così le nostre cifre possono solo dimagrire.
- Il PD non riesce ad essere riferimento credibile di persone , comunità, territori, ambienti. Noi abbiamo tentato di andare controcorrente, di caratterizzarci sui temi programmatici, di stabilire legami, di ritrovare sintonie con il vissuto. Dobbiamo insistere ma per farlo bisogna liberare noi e il PD da gabbie e ordinarissime, banali ed inutili vie d’uscita.
- Non possiamo più accontentarci di contestare a posteriori decisioni –imposizioni centralistiche che (vedi scelta Bonino, coordinatore campagna elettorale) poi paghiamo tutti. Quando si criticano sempre i fatti del giorno prima, anche chi critica ha grandi responsabilità.
- Ha scritto “Europa” nei giorni scorsi che bisognerebbe evitare adesso (e non lo si sta facendo) due cose: rimettere in discussione Bersani e negare le botte prese nelle urne. Sono d’accordo, ma se perfino il segretario non si misura con la realtà, non saremo noi a perdere in politica, sarà la politica a perdere noi. Lo dico due mesi prima dei congressi locali, che verranno, guarda caso, decisi dai pacchetti di tessere. Non discuto la linea nazionale di Area Democratica, ma nel Lazio sul centralismo ‘antidemocratico’ (vedi presa d’atto candidatura Bonino) e sulla qualità della democrazia interna, sulle incompatibilità, sul partito dei cittadini (ricordatevi la discussione sullo Statuto regionale e la negazione delle ‘primarie’ per Roma), sul partito ‘plurale’ se non ci sono le condizioni di una sintesi dignitosa, dobbiamo riprenderci autonomia di elaborazione e di iniziativa per favorire poi la sintesi con il rispetto delle nostre posizioni
- Si è indebolita nel PD, con le ‘regionali’, la natura di forza di centrosinistra. Dovremmo esserne preoccupati tutti, a prescindere dalle provenienze. Perché così non regge la mission primaria del 2007, quella di un soggetto riformatore della politica e del Paese. Perché non contendiamo più alcun voto dell’area centrale, non necessariamente ‘centrista’, della società. Perché si fa sempre più stretto lo spazio di quelli come noi che faticano da 15 anni a motivare approdi e prospettive e che senza la vera nascita di un Partito Democratico avrebbero come alternativa il disimpegno
Carissime amiche e carissimi amici,
mi fa tenerezza la vostra preoccupazione per le mie sorti personali, che personali non sono. Vedete, secondo la casistica di quanto sempre accaduto nelle 8 legislature regionali precedenti, fino al terzo dei non eletti c’è sempre la possibilità di rientrare in seguito nell’Assemblea regionale. Attendiamo la proclamazione per capire se effettivamente ci possiamo trovare in una posizione utile. Ripeto, si è trattato di un risultato assolutamente rispettabile, senza brindisi finale. Nelle previsioni della vigilia, nessuno avrebbe pronosticato, in assenza della lista PDL, 11 seggi per il PD nel Collegio di Roma e provincia, ma almeno 2 seggi in più ed allora staremmo a parlare in termini diversi. Ci penalizza momentaneamente l’arretramento del PD e dunque, anche per convenienza, dobbiamo cambiare il PD per avere la nostra presenza. I numeri li conoscete: i 1500 voti della mia città (650 voti meno di Roma, d’altra parte Tivoli è nata 6 secoli prima..), più di 7000 nell’intera provincia (quelli che avevo sempre dichiarato), i 2.200 voti a Roma città. Sono dati che avremo tempo di esaminare in profondità. Se posso aggiungere un rilievo preliminare, io credo che debba esser rivisto in molte situazioni il rapporto con sostenitori e potenziali elettori. Vedete il partito pesante è quanto di più distante dalla mia attuale concezione della politica, ma occorrono comunque relazioni solide, condivisioni stabili di proposte, coinvolgimenti meno aleatori se si vuole garantire un sostegno continuativo alle battaglie in cui si crede. Servono anche aderenti al partito,ma ancor più una cultura della presenza, una testimonianza credibile d’insieme per suscitare interesse e consenso. Io penso, e mi è indispensabile la vostra opinione, alla costruzione di un movimento prepolitico e politico che raccolga persone e cose maturate e da far crescere. Ne riparleremo
L’affetto e l’amicizia civile di 40 giorni di lavoro comune sono, almeno per me il dono più prezioso di un’esperienza indimenticabile e di un tesoro da non disperdere. L’augurio di una Santa e serena Pasqua a voi e alle vostre famiglie e, per chi può, di un meritato riposo, viene spontaneo e carico di simpatia. A presto
E’ stata una campagna elettorale bellissima. Una lunga corsa verso il 28 Marzo vissuta in prima persona…plurale. Molte energie si sono mobilitate. Ho rivisto il film della mia vita: l’associazionismo, il volontariato, la scuola, la politica, l’amministrazione. Un film interpretato da tanti attori. Ho visto amici autorevolissimi avere l’umiltà di svolgere ogni compito per una causa comune, centinaia di volontari hanno animato decine di incontri, distribuito volantini tra la gente. E’ stato un viaggio che ricomincia sempre dal basso, sempre dentro la volontà popolare. In queste ore completeremo la semina, e consegneremo questo lavoro, questo patrimonia senza prezzo agli elettori e agli uomini e alle donne che credono, a volte pagando di persona, nella Buona Politica. E poi, come nella canzone di Cocciante, insieme lunedì….. aspetteremo che venga Primavera.
Piero
30 secondi che riassumono le proposte di Piero.
Con Debora SERRACCHIANI per il rinnovamento della politica e del PD, per un Lazio più largo, fondato sulla dignità della persona, sul primato della società e delle comunità, in particolare le famiglie. Un Lazio dove i giovani trovano puntualmente lavoro al termine degli studi, dove la sanità è rapida e puntuale, dove i mezzi di trasporto sono puliti e puntuali.
Tutto questo è possibile, con AMBROSI.
Piero Ambrosi, candidato Pd alla regione Lazio, incontra membri della società civile.
Questa volta in cattedra sono i cittadini di cui Ambrosi ascolta le proposte.
Tra i relatori: giornalisti (Giulia Cerino), giovani lavoratori (Laura Langone, Tobia Morandi), dirigenti scolastici (Maria Casale), rappresentati di associazioni (Claudio Carassiti, Mario Pappagallo), studenti (Giovanni Valli), rappresentanti delle istituzioni (Valentina Grippo, Andrea Alemanni,), registi, scout e tanti altri.
Partecipano anche Roberto Morassut, Giuseppe Lobefaro, Giorgio Pasetto.
Ieri, insieme al Senatore Roberto Di Giovan Paolo, sono andato ad ascoltare gli abitanti del quartiere “Giardino di Roma”, del Municipio XIII, presso il locali della Pizzeria “Tanto Tempo Fa”. C’erano davvero moltissime persone (oltre 250 presenze), in un ambiente amichevole e cordiale si sono raccolte le firme per la fermata della stazione del trenino Ostia-Roma “Giardino di Roma”. Ho parlato con le persone dei problemi reali del territorio, delle possibili soluzioni, del mio impegno politico, per quanto di competenza regionale, a portare avanti i bisogni della gente, del mio impegno concreto a sostegno della mobilità, Ho portato come esempio il raddoppio della Via Laurentina al di fuori del Grande Raccordo Anulare voluto e realizzato quando lavoravo alla Provincia di Roma con delega alle Politiche della viabilità e infrastrutture.